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ARTICOLI, STORIA e CURIOSITA' delle MARCHE

Marche di DiWine - di Enzo Torelli

Foto e Immagini © Enzo Torelli / The Marche Experience
E' Vietata la Riproduzione del Testo e delle Immagini senza Autorizzazione dell'Autore

Marche DiWine 

Viaggio alla scoperta della viticoltura Marchigiana. 

A Cura di Enzo Torelli
  
" Le Marche, una Regione al plurale anche nella viticoltura.
Tante sono infatti le varietà, autoctone e non solo, coltivate in tutto il territorio.
La dolce collina marchigiana, i terreni prevalentemente calcarei ed un clima mite ma con buone escursioni termiche, ben si prestano alla coltivazione della pianta cara a Bacco.
Fin dall'antichità si hanno notizie della coltivazione delle prime viti nell’area Matelicese grazie ai ritrovamenti dei vinaccioli fossili di Villa Clara risalenti al VII secolo A.C. Per questo l'origine viene attribuita alle neo giunte tribù Sannitico Picene ivi insediatisi. 
Poi vi fu la colonizzazione dei Greci Siracusani, che all'inizio del IV secolo a.c. fondarono Ancona ed avviarono fiorenti traffici con la Grecia.
Essi imbarcavano il vino in anfore di argilla la cui forma, molti secoli più tardi, ispirò la bottiglia che ha reso famoso il Verdicchio.
Ed il frutto che ci regala la terra, sapientemente lavorato dai laboriosi vignaioli marchigiani, si traduce in ottimi vini con una qualità sempre crescente negli anni.
Dedichiamo questo primo articolo ad una panoramica generale della viticoltura Marchigiana, riservandoci di approfondire le varie zone ed i vitigni nei prossimi numeri.
Partiamo dal Nord, il Pesarese, zona in cui il Bianchello ed il Sangiovese sono i vitigni che meglio si sono acclimatati ed i cui risultati sono soddisfacenti e sempre in crescita soprattutto dal punto di vista della qualità. Infatti le Doc della zona, molto valorizzate dai produttori locali, sono Bianchello del Metauro e Colli Pesaresi, in cui la sottodenominazione Sangiovese appunto, è quella maggiormente prodotta.
Interessanti sono anche le coltivazioni di Pinot Nero nella zona di Focara e la recente riscoperta di vitigni autoctoni come il Famoso e l'Aleatico di Pergola (localmente detto Vernaccia, da Vernaculum, originario del posto) che ha ottenuto già da qualche anno l'importante riconoscimento della Doc con la denominazione Pergola Rosso.
Merita una menzione, per le caratteristiche che lo rendono unico, il vitigno Lacrima, tanto da meritarsi anch'esso la denominazione di origine Lacrima di Morro d'Alba. Esso prende il nome dalla 'fragilità' della buccia che, giunta a maturazione, essendo molto sottile si spacca facilmente facendo appunto 'lacrimare' il chicco d'uva. Dà comunque un vino di buona struttura che può essere bevuto giovane ma si presta bene anche all'affinamento per qualche anno nella versione superiore, ed è caratterizzato da uno spettro olfattivo intenso con sentori caratteristici di rose e viole oltre che di frutta rossa e spezie.
Scendendo più giù, nella Vallesina, troviamo la Doc Esino che prende il nome dall'omonimo fiume, ma soprattutto il bianco che ormai è diventato il vino più premiato d'Italia ed ha ottenuto importanti riconoscimenti anche a livello internazionale, Sua Maestà il Verdicchio...giù il cappello dinanzi a questo grande vitigno! 
Ben due sono le DOCG ad esso dedicate nella nostra Regione, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva.
Le uve di Verdicchio danno vini di grande struttura  e buona alcolicità, sono sorretti da una buona spalla acida che garantisce ottima longevità, ed al naso sono elegantissimi con un tipico sentore ammandorlato e finale amarognolo.
La grande versatilità di questo vitigno permette di vinificarlo in tante tipologie, sempre con eccellenti risultati, dai vini giovani e piacevolmente freschi, abbassando le rese per ettaro ed aumentando l'affinamento, si può andare alle tipologie Classico Superiore e Riserva che garantiscono invecchiamenti più tipici di un vino rosso che di un bianco. Eccellenti sono anche i Verdicchi nelle versioni passito e spumante.
Un vitigno eclettico dunque, ma con una caratteristica unica, infatti al di fuori dell'area classica di produzione le sue viti soffrono l'adattamento e non danno buoni risultati. Per questa ragione fondamentale quindi può essere coltivato soltanto nella zone dei Castelli di Jesi e Matelica. Quest'ultima è un'altra area di grande interesse per il Verdicchio, in cui i terreni ricchi di fossili ed il particolare microclima della sinclinale Camerte, danno vini molto minerali e con una grande eleganza di profumi.
Spostandoci sulla costa, nel meraviglioso Parco del Conero, troviamo il Montepulciano, che proprio qui ha trovato le condizioni giuste per esprimersi al meglio ed ha raggiunto da anni livelli eccellenti, infatti è stato insignito già nel 1967 della Doc Rosso Conero, e dal 2004 anche della Docg Conero Riserva. Tanti i produttori che, alle pendici del Conero, coltivano e sanno 'addomesticare' questo grande vitigno, non a caso definito 'scalciante' in gioventù appena vinificato, ma che grazie ad un sapiente affinamento in botti di rovere e barrique ci regala dei grandi rossi, particolarmente adatti anche all'affinamento in bottiglia. Molto apprezzate dagli appassionati sono infatti le 'verticali' di questi vini, per poter coglierne al meglio l'evoluzione nel tempo. 
Anche nel Maceratese la produzione vitivinicola è interessante e, oltre alla Docg Verdicchio Matelica di cui abbiamo già parlato, abbiamo la Vernaccia nera di Serrapetrona, spumante vinificato con addirittura tre fermentazioni, caratteristica che lo rende un vino unico al Mondo ed ha ottenuto anch'essa il riconoscimento della Docg. Questo particolarissimo vitigno dà ottimi risultati anche nella versione secca con bellissime note speziate e di frutta rossa matura.
Sull'onda della riscoperta degli autoctoni, si è fatto notare negli ultimi anni un antico vitigno del luogo finalmente rispolverato, il Maceratino, oggi più noto come Ribona, vino bianco piacevolissimo se bevuto giovane, ma che secondo gli esperti, risulta ancora migliore con qualche anno di affinamento in bottiglia.
Nella piccola Provincia di Fermo il Falerio è il bianco che si produce maggiormente. Da un sapiente taglio di uve Pecorino, Passerina e Trebbiano, nasce questo gradevole bianco che, grazie alle recenti tecniche di vinificazione con criomacerazione, riesce ad esprimersi al meglio anche dal punto di vista olfattivo con una bella estrazione profumi.
Arrivando nel cuore del territorio Piceno, altra zona storicamente e fortemente vocata alla viticoltura, dobbiamo prima dedicare una doverosa menzione alla riscoperta di un grande vitigno rosso che era stato praticamente quasi abbandonato e che ha rischiato addirittura l'estinzione, il Bordò. Grazie al coraggio e all'intraprendenza di alcuni viticoltori, è stato reimpiantato recentemente e sta dando risultati eccezionali. Ha caratteristiche uniche sotto il profilo sensoriale ed ha dei nobili parenti, si è scoperto infatti che le uve sono dello stesso biotipo del Cannonau di Sardegna, e quindi anche del francese Grenache.
Ma il Piceno vanta soprattutto una grande produzione grazie agli autoctoni Pecorino e Passerina, sui quali è stato fatto un grosso lavoro di valorizzazione a partire dagli anni '80. Non sono da meno i rossi con il Montepulciano prevalentemente, ma anche con il Sangiovese e diversi vitigni internazionali.
Zona d'elezione è sicuramente quella di Offida, nella cui recente Docg sono state incluse appunto sia le denominazioni per i bianchi Offida Pecorino e Offida Passerina, sia per i rossi con l'Offida Rosso, a base di Montepulciano.
Altro vino storico della zona è il Rosso Piceno, in cui l'irruenza del Montepulciano viene mitigata dell'eleganza del Sangiovese in un perfetto connubio.
Al termine di questo bel giro nel panorama della produzione vitivinicola marchigiana, vi diamo appuntamento ai prossimi numeri in cui andremo ad approfondire le singole denominazioni di origine."
Somm. Enzo Torelli

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